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Storia - La guerre d'indépendance


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Questa insurrezione è complessa, volta in un contempo alla restaurazione delle strutture passate e attraversata dalle idee nuove che illuminano il secolo.

Da molti decenni, la gioventù corsa si forma nelle università italiane, a Pisa, Firenze, Bologna e Roma. Questi giovani fanno ritorno nell’isola, ben decisi ad ottenere da Genova i posti che pensano meritare. Sperano di poter dirigere la Corsica, in un primo tempo congiuntamente alla Repubblica. Ma, lasciati da parte nella gestione delle questioni del paese, molti finiscono per scegliere l’emigrazione.

La rivolta comincia con una sommossa popolare contro una nuova imposta. Genova è in pieno declino politico e debole militarmente. Gli insorti trafugano le armi e, poco a poco, fanno vacillare l’ordinamento genovese. Organizzano l’insurrezione e proclamano i generali della nazione corsa. La rivoluzione, ormai avviata, condurrà la Corsica alla sua indipendenza che sarà proclamata nel 1735, durante una Consulta nazionale riunita a Corti. I Corsi pongono le basi di un testo costituzionale che instaura la Corsica stato sovrano.

Il 17 aprile 1736, Teodoro di Neuhoff, barone tedesco un pò opportunista, sbarca in Corsica e si fa proclamare re. Gli insorti credono di vedere in questo parolaio un buon capo, promette ma non fa niente. Morirà qualche anno dopo, coperto di debiti.

In novembre 1737, col trattato di Fontainebleau, la Francia aiuterà la Repubblica di Genova a riconquistare la Corsica. Il conte di Boissieux è inviato nell’isola con la missione di ristabilire la pace e creare dei legami amichevoli con i Corsi in vista di una futura installazione; ma numerosi combattimenti segneranno questi anni di presenza francese. I Genovesi sono scontenti e chiedono la partenza delle truppe francesi che lasciano la Corsica a febbraio 1753.